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Giurisprudenza recente

CORTE COSTITUZIONALE

luglio 2018

maggio 2018

Nella sentenza 113 del 2018 la Consulta ha sottolineato che la Regione Lazio, con l’art. 8 della LR Lazio 03.01.1986, n. 1 come modificato dalla L.R. 18.02.2005, n. 11, ha invaso l'ambito di competenza statale incidendo nella materia tutela dell'ambiente di cui all'art. 117 lett. S Cost. (la Corte sottolinea inoltre che "la trasformazione del demanio in allodio, oggi (è) incompatibile con la conservazione ambientale") ma ha anche invaso la competenza statale esclusiva nella materia dell'ordinamento civile andando a disciplinare il regime della titolarità e dell'esercizio di diritti dominicali sulle terre civiche. E al riguardo la Corte è chiara: "L 'art. 66 del dpr 616 del 1977 che ha trasferito alle Regioni soltanto le funzioni amministrative in materia di usi civici, non ha mai consentito alla Regione... di invadere con norma legislativa la disciplina dei diritti, estinguendoli, modificandoli o alienandoli”. In tal modo è stato espressamente chiarito l’ambito di competenza regionale in materia che, quindi, va enormemente ridimensionato rispetto a quello che nel tempo le Regioni si sono prese, non potendo le stesse prevedere sclassificazioni e limitazioni di alcun tipo dei beni e diritti civici.

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

marzo 2019

Con la sentenza 6243 del 2019 la Suprema Corte di Cassazione sottolinea che le "verifiche demaniali in materia di usi civici (...) hanno finalità accertative, basandosi sulla ricostruzione di dati storici, usi e titoli, e non costitutive, con l'effetto che al loro esito ad ai provvedimenti amministrativi che li recepiscono non possono essere (...) attribuiti effetti costitutivi inoppugnabili, vale a dire il valore di titolo autonomo ed incontestabile del diritto esercitato. Ne discende (...) che, in presenza di un contenzioso sulla qualitas soli, al Commissario spetta anche il potere di disapplicare gli atti amministrativi che in ipotesi si pongano in conflitto con il proprio accertamento. La circostanza pertanto che nel caso di specie fosse stata istituita per la gestione delle terre in contestazione la nuova A.S.B.U.C., così attribuendo alla frazione comunale una propria soggettività giuridica diversa ed autonoma da quella del comune, con conseguente capacità processuale distinta, (...) non autorizzava il giudice ad arrestare il proprio accertamento all'esistenza del suddetto dato formale, ma doveva portarlo a pronunciarsi sulla domanda avanzata dal Comune ricorrente di accertamento della natura del demanio collettivo, se frazionale o comunale, quale controversia sulla qualitas soli, e sulla conseguente spettanza del potere di gestione dei terreni soggetti ad uso civico". Non si può, infatti, secondo la Suprema Corte, "escludere a priori la legittimazione del Comune a chiedere l'accertamento dell'esistenza di diritti di uso civico che esso assume presenti nel proprio territorio e di sua spettanza in ragione del fatto che la gestione delle terre in questione erano state assegnate alla resistente della A.S.B.U.C., attribuendo così efficacia preclusiva all'atto con cui essa era stata istituita ed altresì alla pregressa istruttoria demaniale svolta dalla Regione". Sottolinea poi la Corte che L'accertamento richiesto costituisce "una questione di merito, attinente alla titolarità del rapporto controverso (...) il quale va affrontato e risolto sulla base della prospettazione della domanda" : "nel contenzioso sulla qualitas soli in materia di usi civici, devoluto alla giurisdizione commissariale, rientra anche <<la domanda concernente la questione della natura del demanio collettivo - se comunale o frazionale - e quella relativa all'ente legittimato a gestirlo, attenendo esse alla determinazione della natura e della estensione di tali diritti, dovendosi quest'ultima nozione intendere non solo in senso spaziale - vale adire riferita all'ambito territoriale in cui tali diritti operano - ma anche soggettivo, in quanto l'individuazione dei soggetti coinvolti nella gestione. costituisce il corollario della natura, comunale o frazionale, dei diritti stessi>>".

febbraio 2019

L'esistenza di un provvedimento amministrativo incidente su un terreno di proprietà collettiva non esclude, per ciò solo, la giurisdizione commissariale.

Nella sentenza n. 5644 del 2019 le Sezioni Unite ribadiscono che “le questioni che possono essere portate davanti al Commissario sono anche quelle che attengono alla permanenza della qualità o alla modificazione o estinzione del relativo pregio giuridico dei terreni (la loro natura civica o allodiale), sicché il fatto che alla data dell'introduzione del giudizio commissariale era certo che le terre erano state mutate nella loro qualità non esclude che chicchessia potesse giudizialmente muovere obiezioni e che, per questo solo fatto, fornisse titolo proprio al Commissario per ius dicere”.

gennaio 2019

CORTE D'APPELLO SEZ. SPEC. USI CIVICI

COMMISSARIATO USI CIVICI

marzo 2018

Nella sentenza n. 17 del 2018 il Commissario evidenzia che “L’illegittima compressione dell’esercizio degli usi civici, seppure per un tempo determinato, costituisce contestazione implicita della loro natura impedendo il loro godimento in conformità della loro destinazione

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