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Giurisprudenza recente

SENTENZA COMMISSARIO USI CIVICI DI BARI - n. 1 del 27 APRILE 2020

Nonostante il grave periodo epidemiologico che stiamo vivendo, la difesa della proprietà collettiva non si ferma e la comunità di Foggia ottiene una grande vittoria con la sentenza n. 1 del 27.04.2020 con cui il Commissario agli usi civici di Bari, in accoglimento del ricorso presentato a favore della collettività, ha riconosciuto, per la prima volta dopo più di due secoli, la natura demaniale civica del famoso Bosco dell'Incoronata e del fondo anticamente denominato Mezzana della Madonna con conseguente declaratoria di nullità delle vendite effettuate dal Comune che, invece, riteneva tali territori appartenenti al proprio patrimonio disponibile.

 

Corte Costituzionale - sent. n. 71 del 24.04.2020

Con tale sentenza la Corte Costituzionale dichiara l'illegittimità costituzioanle dell’art. 53 della legge reg. Calabria n. 34 del 2010 in quanto, nel disporre la cessazione-estinzione dei diritti di uso civico, quando questi insistano sulle aree e sui nuclei di sviluppo industriale individuati dai relativi piani regolatori,  introduce, attraverso l’invasione della competenza statale, una non consentita compressione della proprietà collettiva e si pone, quindi, in contrasto con il precetto di cui all’art. 9 Cost. e invade la competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia dell’ordinamento civile di cui all’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost.

Come espressamente evidenzia, tra l'altro, la Consulta "Questa Corte non ignora il fenomeno dei reiterati interventi legislativi regionali (ex plurimis, sentenze n. 178 e n. 113 del 2018; n. 103 del 2017 e n. 210 del 2014) – analoghi a quello oggetto del presente giudizio – in violazione dei princìpi costituzionali applicabili alla materia degli usi civici. Non di rado tali tentativi appaiono più o meno esplicitamente finalizzati a sistemare situazioni patrimoniali indefinite da lungo tempo, sfociando in un’indebita invasione della competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile. Peraltro assumono dimensioni palesemente sproporzionate anche quando riguardano la “regolarizzazione” di situazioni sostanzialmente marginali. Questo reiterarsi di tentativi di invasione della competenza legislativa statale finisce per coinvolgere in un defatigante contenzioso lo Stato, le Regioni, gli enti locali, le comunità territoriali e i giudici di merito.".

Corte Costituzionale - sent. n. 178 del 26.07.2018

Corte Cost. - sent. n. 113 del 31.05.2018

Nella sentenza 113 del 2018 la Consulta ha sottolineato che la Regione Lazio, con l’art. 8 della LR Lazio 03.01.1986, n. 1 come modificato dalla L.R. 18.02.2005, n. 11, ha invaso l'ambito di competenza statale incidendo nella materia tutela dell'ambiente di cui all'art. 117 lett. S Cost. (la Corte sottolinea inoltre che "la trasformazione del demanio in allodio, oggi (è) incompatibile con la conservazione ambientale") ma ha anche invaso la competenza statale esclusiva nella materia dell'ordinamento civile andando a disciplinare il regime della titolarità e dell'esercizio di diritti dominicali sulle terre civiche. E al riguardo la Corte è chiara: "L 'art. 66 del dpr 616 del 1977 che ha trasferito alle Regioni soltanto le funzioni amministrative in materia di usi civici, non ha mai consentito alla Regione... di invadere con norma legislativa la disciplina dei diritti, estinguendoli, modificandoli o alienandoli”. In tal modo è stato espressamente chiarito l’ambito di competenza regionale in materia che, quindi, va enormemente ridimensionato rispetto a quello che nel tempo le Regioni si sono prese, non potendo le stesse prevedere sclassificazioni e limitazioni di alcun tipo dei beni e diritti civici.

Corte Cass. - sent. n. 6243 del 04.03.2019

Con la sentenza 6243 del 2019 la Suprema Corte di Cassazione sottolinea che le "verifiche demaniali in materia di usi civici (...) hanno finalità accertative, basandosi sulla ricostruzione di dati storici, usi e titoli, e non costitutive, con l'effetto che al loro esito ad ai provvedimenti amministrativi che li recepiscono non possono essere (...) attribuiti effetti costitutivi inoppugnabili, vale a dire il valore di titolo autonomo ed incontestabile del diritto esercitato. Ne discende (...) che, in presenza di un contenzioso sulla qualitas soli, al Commissario spetta anche il potere di disapplicare gli atti amministrativi che in ipotesi si pongano in conflitto con il proprio accertamento. La circostanza pertanto che nel caso di specie fosse stata istituita per la gestione delle terre in contestazione la nuova A.S.B.U.C., così attribuendo alla frazione comunale una propria soggettività giuridica diversa ed autonoma da quella del comune, con conseguente capacità processuale distinta, (...) non autorizzava il giudice ad arrestare il proprio accertamento all'esistenza del suddetto dato formale, ma doveva portarlo a pronunciarsi sulla domanda avanzata dal Comune ricorrente di accertamento della natura del demanio collettivo, se frazionale o comunale, quale controversia sulla qualitas soli, e sulla conseguente spettanza del potere di gestione dei terreni soggetti ad uso civico". Non si può, infatti, secondo la Suprema Corte, "escludere a priori la legittimazione del Comune a chiedere l'accertamento dell'esistenza di diritti di uso civico che esso assume presenti nel proprio territorio e di sua spettanza in ragione del fatto che la gestione delle terre in questione erano state assegnate alla resistente della A.S.B.U.C., attribuendo così efficacia preclusiva all'atto con cui essa era stata istituita ed altresì alla pregressa istruttoria demaniale svolta dalla Regione". Sottolinea poi la Corte che L'accertamento richiesto costituisce "una questione di merito, attinente alla titolarità del rapporto controverso (...) il quale va affrontato e risolto sulla base della prospettazione della domanda" : "nel contenzioso sulla qualitas soli in materia di usi civici, devoluto alla giurisdizione commissariale, rientra anche <>".

Corte Cass. n. 5644 del 26.02.2019

L'esistenza di un provvedimento amministrativo incidente su un terreno di proprietà collettiva non esclude, per ciò solo, la giurisdizione commissariale.

Nella sentenza n. 5644 del 2019 le Sezioni Unite ribadiscono che “le questioni che possono essere portate davanti al Commissario sono anche quelle che attengono alla permanenza della qualità o alla modificazione o estinzione del relativo pregio giuridico dei terreni (la loro natura civica o allodiale), sicché il fatto che alla data dell'introduzione del giudizio commissariale era certo che le terre erano state mutate nella loro qualità non esclude che chicchessia potesse giudizialmente muovere obiezioni e che, per questo solo fatto, fornisse titolo proprio al Commissario per ius dicere”.

Corte Cass. n. 2704 del 30.01.2019

Corte App. Sez. spec. u.c. Roma n. 107 del 15.02.2019

Comm. U.C. Roma - sent. n. 17 del 12.03.2018

Nella sentenza n. 17 del 2018 il Commissario evidenzia che “L’illegittima compressione dell’esercizio degli usi civici, seppure per un tempo determinato, costituisce contestazione implicita della loro natura impedendo il loro godimento in conformità della loro destinazione

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